Fratelli di cazzo

001.

Solo i veri maschi conoscono e capiscono l’arte di amare,

e di farsi amare!

Essi ardono continuamente,

giorno e notte,

di un profondo desiderio di amare e di essere amati.

E quando incontrano un maschio fraterno e amico,

lo percepiscono subito

e i loro cazzi si alzano dritti e festosi tra le gambe,

e si attraggono a vicenda.

È un loro segreto,

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per non lasciarsi infangare

da chi vero maschio non è.

Allora,

dopo qualche parola di saluto, se ne vedono l’utilità,

i veri maschi si accordano – e bastano poche parole –

per il momento e il luogo in cui,

dopo il reciproco bacio

delle loro cappelle sempre più insaziabili,

se li potranno offrire l’un l’altro,

quei loro corpi e quei loro cazzi,

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da veri fratelli di cazzo,

quali si riconoscono.

Poi,

lieve carezza dopo lieve carezza,

sguardo ardente dopo sguardo ardente,

se li faranno salire dritti e scattanti

tra le mani, alla bocca, dentro,

e li sentiranno fremere meravigliosi

di un desiderio incandescente,

nella goduria dell’abbraccio pelle a pelle,

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fino allo zenit e al canto divino della sborrata!

Ah, solo i maschi non degenerati

– e non ha importanza che siano padri o no, sposati o meno –

capiscono l’infinita fame e l’infinito appagamento,

le mille varietà creative

e le mille forme della bellezza che può

* precedere,

* accompagnare

* e seguire

i momenti di una loro unione,

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tanto più se intima e completa,

calda di sudore passionale,

sostenuta e quasi incatenata da muscoli d’acciaio!

Solo essi possono capire il momento in cui i loro corpi s’arrendono,

e sanno che s’arrenderanno l’uno all’altro

in una specie di consegna

* vicendevole,

* piena,

* fiduciosa,

* desiderata

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* e del tutto appagante.

Ed i momenti nei quali i loro cazzi, meravigliosi come non mai

e come null’altro nell’universo, si irrigidiscono

e si irrigidiranno ancora un poco e ad un tratto,

come per una forza propria

e la più grandiosa e amabile delle leggi di natura,

signoreggianti di abbagliante bellezza

e felici della propria missione vitale,

in un momento di vertiginosa bellezza,

regalano e regaleranno loro quelle invocate pulsazioni,

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quelle meravigliose vibrazioni, che,

* ritmiche,

* dolcissime e pur potenti,

* paradisiache e divine,

sgorgano dal cuore e dalle palle dei testicoli,

s’allargano e s’espandono, come onde di piacere

di un oceano sommerso,

per tutta la lunghezza del cazzo,

quasi complimentandosi con esso

per essersi fatto duro e solare,

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recando con sé il carico dello sperma cremoso.

E i momenti straordinari, se pur brevi ma ripetuti,

al ritmo delle vibrazioni,

per l’intera lunghezza della verga del cazzo,

divinamente trionfante,

nei quali quello sperma,

più o meno denso o acquoso

a seconda dell’età e del numero delle masturbazioni

– quotidiane o settimanali – del diretto interessato,

giunge alla boccuccia della cappella,

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ed essa intona il canto dei cavalieri

e lo saetta alto e dritto,

con meraviglioso slancio,

sotto forma

* di gocce lattiginose,

* di schizzi cremosi,

* di spruzzi abbondanti e filiformi,

* di una sempre bella, sempre nuova, sempre insaziabile sborrata.

Sì:

quando dalla boccuccia della cappella

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esce ancora solo una goccia di sperma,

il vero maschio promette a se stesso che non sarà l’ultima

e, al momento di fare la doccia e asciugarsi l’uccello,

si accorge che, se solo si lasciasse trasportare dalla fantasia e dal desiderio,

il cazzo tornerebbe subito ad allungarsi tra le sue mani.

I belli di minchia, i veri maschi sanno tutto ciò.

Gli altri vadano per le loro viuzze ombrose,

in cerca dei loro incontri con persone dell’altro sesso,

illusi di ricevere da esse quei piaceri

che non sanno trovare con i propri pari,

con i migliori tra i maschi; gli altri,

che non apprezzano e magari frattanto invidiano i veri maschi,

– ben lo sappiamo – fanno pena!

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